Ogni padre crede di conoscere il proprio figlio. Anche lui lo credeva, fino a stamattina.
testo e regia di Marco Di Stefano
dramaturg Chiara Boscaro
con Andrea Trovato
disegno luci e ambiente sonoro di Marcello Seregni
assistente alla regia Alberto Corba
grafiche di Riccardo Trovato
un progetto La Confraternita del Chianti
in collaborazione con Karakorum Impresa Sociale SRL
una produzione Associazione Interdisciplinare delle Arti
con il contributo del MIC
DAVID parte da un fatto di cronaca, o meglio, da più fatti di cronaca che ogni anno avvengono tra Stati Uniti ed Europa. È la storia di un ragazzino di 13 anni che prende dalla cassaforte la pistola del padre e compie una strage a scuola. Un ragazzino che proviene dalla borghesia, con un padre medico e una madre avvocato. Un ragazzino appassionato di fisica e basket, un normale tredicenne che frequenta una scuola privata.
DAVID è la storia di un padre che ci racconta del rapporto con il suo bambino, un rapporto felice fino al giorno della strage. Perché niente fino a quel giorno ha mai fatto pensare a un vuoto così grande da poter esplodere in un atto di tale violenza.
DAVID racconta di un padre messo alla prova, una prova che mai avrebbe pensato di affrontare. Perché ogni genitore crede di conoscere i propri figli e che i propri figli non siano in grado di compiere un atto mostruoso, un atto talmente orrendo da marchiarli a vita. E con loro anche il resto della famiglia.
DAVID è un testo che indaga il male che si nasconde dentro di noi e dentro i nostri figli, un male che spesso non riusciamo a vedere. O che non vogliamo vedere.
Rassegna stampa
“…se fossimo tutti quel padre incredulo, annientato, dolcissimo e impotente a cui Andrea Trovato dà corpo con una compostezza adamantina, capace di assumersi il compito di dare voce allo strazio senza mai diventare eccessivo o poco credibile, trovando la via adeguata – e gliene va reso il dovuto riconoscimento– per il colore interpretativo più difficile: il disorientamento. Accanto al suo valore etico, umano e sociale, David è anche un lavoro drammaturgicamente validissimo, che fa alzare lo spettatore dalla poltrona scomodo e affascinato. Uno spettacolo che disturba e conquista insieme, ardito e sapiente.”
(Chiara Palumbo, Cultweek)
“Lancinante è il racconto, grande il merito di condurre non solo nella storia ma nelle riflessioni a essa connesse, perché la domanda con cui si esce fa male, ma non si estingue: chi sono gli altri? A me, potrebbe capitare?”
(Simone Nebbia, Teatro e Critica)
“DAVID è teatro civile, è denuncia, è empatia. È uno specchio che ci costringe a guardarci dentro, senza filtri. Perché certi orrori non accadono solo “altrove”. Possono accadere qui. Possono accadere ora.
Con una scrittura tesa e profonda, lo spettacolo scava nelle relazioni, nelle fragilità, nelle false certezze che ci accompagnano ogni giorno, fino a mostrare come, in un istante, tutto ciò che pensavamo immutabile possa crollare.
Un’esperienza teatrale che scuote, commuove e invita a guardare il lato più umano e più fragile di ogni storia.”
(Giovanni Mirenna, SKY TG24)

